13 Dicembre - nei sogni

IL SOGNO n1

Stanotte ho sognato che ero madre.

Ho sognato di prendere in affidamento un bebè. Pensavo sarebbe stato bello crescere insieme; io e lui soli, senza l’aiuto di nessuno, superare i giorni come se la vita fosse un gioco. Ci amavamo.

Guardavo la piccola creatura, protetta da tessuti morbidi e rilucenti in rosa, muovere le manine e le gambotte tozze come quelle di un elefante. Ma non era su un lettino, stava dentro una scatola, così quando volevo la mettevo dietro un paravento; per separarci da un mondo al quale solo io potevo appartenere.

Di lui non mi faceva schifo niente ma nel profondo percepivo un forte disagio; sapevo di non avere le capacità per sostenere la piccola creatura, allora perché l’avevo presa? Non è certo un vestito che compri e lasci lì; va accudito e quando crescerà avrà bisogno di soldi e di consigli. 

Il senso di colpa mi dilaniava: avevo la certezza di non avere il tempo per entrambi. L’avrei abbandonata a se stessa, per continuare a fare chissà quale dei mille impegni che, in confronto a lei, non valgono nulla. Dire di sì, sempre e comunque per cavalcare la frenesia del mondo; abbandonare ciò che è più caro per la sopravvivenza. 

Nel delirio di questo ragionamento, prendo un vassoio con sopra un gran pezzo di carne: un pollo con la testa mozzata. Inizio a staccare le cosce e a spaccare il torace. Non guardo i filamenti che si spezzano. Non sento il grasso insinuarsi fra le dita sporche di sangue.

Tutto è bianco e nero adesso.

Mi ricordo del bebè… dov’è? Quand’è stata l’ultima volta che l’ho considerato? Non lo vedo. Mi agito. Smuovo i primi oggetti che posso raggiungere ed eccolo lì. La coscia strizzata sotto il vassoio. Lo libero. Lo fisso. È Grigio. Nero. Buio.

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Diario dell'attore, Teatro

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