Leonce e Lena

Teatro
vincitore del bando Giovani in scena 2014
distribuito da Fondazione Toscana Spettacolo per la stagione 2014/2015

Una produzione Prospettiva Capaneo

Con Matteo Cecchini, Valentina Cipriani, Alessandro Conti, Lorenza Guerrini, Carolina Pezzini e Beatrice Pinciaroli

Regia Matteo Cecchini


“cosa non fa la gente dalla noia! Studiano dalla noia, pregano dalla noia, si fidanzano, si sposano, si moltiplicano dalla noia, e infine dalla noia muoiono.” Leonce e Lena, Georg Büchner

Principe lui, principessa lei. Entrambi, separatamente (non essendosi mai visti), fuggono prima del loro matrimonio concordato.
S’ incontrano e innamorano per caso, per poi decidere di tornare al proprio destino, inconsapevoli di essere uno il promesso sposo dell’altra.
Una volta svelato il gioco delle parti arriva l’atteso matrimonio.

Per fortuna il teatro è tutt’altro che semplice trama.

leonce-e-lena-prospettiva-capaneo1

Leonce e  Lena | Georg Büchner | Prospettiva Capaneo

A questo punto sorge la necessità di una premessa.
Se prendessimo in esame la storia dell’universo, così come la conosciamo, non ci sarebbe molto da gioire. Com’è più o meno noto circa 20 miliardi di anni fa un’esplosione (senza entrare in tecnicismi) ha condotto lentamente e inesorabilmente l’universo allo stadio attuale. Noi siamo dispersi in questa enormità di materia da 200.000 anni. Se riflettessimo attentamente su questo dato, tutt’altro che certo ma considerato tale, dentro di noi nascerebbe una sensazione simile a quella che provavamo da piccoli quando ci sdraiavamo sul letto, in uno stato di completo rilassamento, per provare l’ebbrezza dell’abbandono. L’esperimento ci conduceva velocemente ad una sensazione di vacuità, che associavamo alla morte, e che produceva in noi una forte consapevolezza del nostro lato effimero, transitorio, perituro.

La mente viaggiava e gli affetti, gli amori, e i pensieri stessi sembravano troppo piccoli di fronte all’infinito.
Spesso lo neghiamo, o lo ignoriamo volutamente, ma sta di fatto che la nostra percezione di noi stessi oscilla tra la vacuità dell’essere e l’illusione della necessità di determinate convenzioni socio-culturali.
In realtà l’uomo convive da sempre con la profonda paura che il suo essere venuto al mondo sia solo frutto del caso e spesso speriamo di trovare un senso nel fare, nel possedere, o peggio, nel dimostrare.

Questo è lo stato di cui Leonce si fa carico.
Simbolo già quasi due secoli fa di quello che saremmo diventati.
Giovani già vecchi senza un futuro, senza prospettive, senza sogni.
I rapporti, i valori, i simboli, le religioni, i miti, tutto ciò che da sempre è riuscito a dare un significato a questa misera vita è stato depauperato della sua forza e della sua valenza. Non ci rimane che analizzare quello che siamo ormai diventati. Figure indefinite che passeggiano nella società dell’immagine memori di un vicinissimo periodo di abbondanza che ci ha consentito questo stato ozioso, diretti inesorabilmente verso il ben più magro tramonto dell’Europa.

leonce-e-lena-prospettiva-capaneo2Fantasmi, per l’appunto, che si aggirano in luoghi in cui non si riconoscono più e in non-luoghi virtuali e illusori frutto di miliardi di impulsi elettrici.
Esistiamo solo nella proiezione di un io inesistente.
Viviamo ad intermittenza per poi sparire nel buio di un nuovo medioevo fatto di cablaggi e schede madri.

Per questo il nostro Leonce odierno si trova a stringere rapporti con personaggi/ombra (reali o frutto della sua immaginazione?) senza spostarsi mai dal salotto di casa sua.

Abbiamo attraversato l’era moderna con la percezione chiara e certa che la Storia fosse una linea retta, con una fede indiscussa nel progresso, e così, in un continuo processo di affermazione e negazione, ci siamo lasciati distruggere da due guerre mondiali.
Tra incertezza, annichilimento, venerazione e decostruzione abbiamo rincorso e sorpassato il novecento per arrivare affaticati al nuovo millennio.
Ed ora per comprendere meglio ciò che siamo diventati dobbiamo immergerci in quel universo che è il Postmoderno, in cui convive esaltazione e degradazione, in cui forse si nasconde la chiave di una possibile rinascita.

Ormai tutti rientriamo a pieno, spesso inconsapevolmente, in questo enorme calderone filosofico, politico, culturale. Ma se consideriamo che in data 3 settembre 2011 Edward Docx su la Repubblica ha dichiarato:

Il 24 settembre potremo ufficialmente dichiarare morto il postmoderno. (vai all’articolo) Come faccio a saperlo?

Perché in quella data al Victoria and Albert Museum si inaugurerà quella che viene definita la “prima retrospettiva globale” al mondo intitolata Postmoderno – Stile e sovversione.
forse prima di impiegare le nostre energie inutilmente nello scoprire cosa il nuovo millennio ha in serbo per noi, dovremmo concentrarci, stavolta consapevolmente, su ciò che ci ha condizionato fino ad oggi, facendo di un testo Moderno una rilettura volutamente Postmoderna (tramite l’utilizzo di linguaggi, registri, citazioni anche in contrasto e contraddizione tra di loro per epoca e filosofia. Avvicinando la performance, così è stata definita, ad un “Movie Buchner”) e riponendo pudicamente le nostre speranze nella Serendipità coniata da Horace Walpole.

 

leonce-e-lena-prospettiva-capaneo-e1429205635188

Se il progetto ha riscosso il tuo interesse o hai dei dubbi, contattami. Risponderò al più presto.