22 Novembre - lo spazio prove a Carrara

L’AGIRE

Le prove di oggi sono state molto importanti. Ci siamo dilungati fino a tardi e abbiamo avuto un ospite davvero speciale che ci ha regalato degli ottimi consigli!

Una delle grandi idee che sono sorte da questo incontro è legata all’emancipazione del bambolotto in quanto co-protagonista.
Per quanto quest’essere di gomma sia incapace di muoversi autonomamente, dovrà riuscire a spiccare scena dopo scena. Quindi non sarà più un oggetto inanimato sul quale agisco, ma diverrà un personaggio che agirà nel corso della storia e lo farà su di me! Mi influenzerà! Mi obbligherà a dipendere da lui, così come lui dipende da me. Rimane pur sempre un bambolotto, quindi dovrò muoverlo, offrirgli la mia voce e le mie attenzioni.
Alla fine chi, tra me e lui, sarà manovrato?

Questa riflessione sull’agire mi ha ricordato le digressioni che Hannah Arendt fa su questo termine nel libro(ne) “Vita activa. La condizione umana”. Sinceramente, non ho ancora avuto il coraggio di leggermi 450 pagine di filosofia politica, ma Byung-Chul Han la cita brevemente nel suo libro “Nello sciame. Visioni del digitale”, di sole 98 pagine, scritto per comuni mortali come me!

Arendt afferma che agire è il verbo della storia. Lo considera come il potere di dare inizio a un qualcosa: o a un mondo nuovo o a una relazione o persino alla vita. Tant’è che il Vangelo annuncia “la lieta novella” dell’avvento con: «Un bambino è nato fra noi». A ogni nascita corrispondono infinite e inedite possibilità di sviluppo o, al contrario, di regressione.

L’irrompere di variabile all’interno di un sistema automatizzato, come ad esempio la vita di tutti i giorni, mina le fondamenta di ogni abitudine. In quanto pura novità e interferenza, si presuppone che sbilancerà gli equilibri di un qualunque processo. Byung-Chul Han prosegue dubitando proprio di ciò:

 

È ancora possibile, oggi, l’agire in questo senso enfatico? Il nostro fare non è forse consegnato a quei processi automatici, che non è più possibile interrompere neppure attraverso il miracolo del radicale nuovo inizio e nei quali non siamo più i soggetti delle nostre decisioni? La macchina digitale e quella capitalistica non costituiscono un’alleanza inquietante che annienta una simile libertà dell’agire?

 

In parole povere: quell’essere finto, rigonfio di plastica e candore. Quel prodotto di consumo, made in china, che non invecchierà mai e che, infine, inquinerà gli oceani, mi ruberà la scena!

foto del bambolotto che saluta

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